1 LAVORATORE ITALIANO SU 10 E' POVERO!

POVERTA' IN AUMENTO: il maggior numero dei lavoratori sono i stato di povertà

 

Avere un lavoro non basta per evitare di cadere in povertà. In Italia un quarto dei lavoratori italiani ha una retribuzione individuale bassa (cioè, inferiore al 60% della mediana) e più di un lavoratore su dieci si trova in situazione di povertà (cioè, vive in un nucleo con reddito netto equivalente inferiore al 60% della mediana).

dalla relazione Min. Lavoro

La forte ripresa e la crescita del Pil hanno scongiurato l’emergenza economica, ma non quella sociale. A puntare la lente di ingrandimento su questa emergenza è il Rapporto della Commissione del ministero del Lavoro sulla povertà lavorativa. In Italia, evidenzia il rapporto, l’11,8% dei lavoratori si trova in una situazione di povertà, vive cioè, pur lavorando, in una famiglia con un reddito netto inferiore al 60% della mediana, a fronte del 9,2% dell'Ue a 28. Il rapporto propone alcune soluzioni, tra cui l’introduzione di un salario minimo e un sostegno per chi lavora ma ha un reddito troppo basso, una sorta di “in-work benefit”. Bisogna inoltre incidere, si legge nella Relazione del Gruppo di lavoro del ministero, sulle ragioni per le quali si ha un reddito basso, che non sono solo legate alla bassa retribuzione oraria ma anche alla durata del lavoro (quante ore si lavora durante la settimana, quante settimane nell'anno). E sono legate spesso alla precarietà, al part time involontario e alle scarse competenze sulle quali agire con la formazione. Ma bisogna guardare anche alla composizione familiare (e in particolare quante persone percepiscono un reddito all'interno del nucleo) e al ruolo redistributivo dello Stato. Non c’è dunque una risposta univoca ma un insieme di misure per sostenere i redditi individuali, aumentare il numero di percettori di reddito, e assicurare un sistema redistributivo ben mirato. L’obiettivo è di aumentare quantità e qualità del lavoro nel nostro Paese. Il gruppo di lavoro lascia aperto il dibattito sulle misure. Per garantire minimi salariali adeguati, secondo gli esperti, c’è un’alternativa al salario minimo, ossia l’estensione dei contratti collettivi principali a tutti i lavoratori.                                                                                                                                           

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